Dov’è finita la musica?

Probabilmente in qualche locale della periferia dove c’è ancora qualche complesso composto da gente che conosce veramente la musica; non parlo della tecnica, di quegli accordi con tanti numeri quanto un’equazione di secondo grado; parlo del semplice accordare parole e musica, parlo di metrica, di melodie, di armonie. Voglio sentire una canzone dimenticandomi di chi la canta, voglio ascoltare storie di vita, vivere immagini attraverso i testi e non anacronistiche e banali dichiarazioni d’amore fatte da tronisti da palcoscenico, spinti da case discografiche che non sanno più nemmeno dare un valore a quello che ormai non producono più: dischi.

Lungi da me dall’atteggiarmi a “ai-miei-tempi-si-che-era-bello!” anche perchè il 90% di chi mi legge e conosce sa benissimo che sono sempre stato a favore delle avanguardie e delle innovazioni; così più che un richiamo ai “bei tempi che furono”, il mio è un richiamo all’ordine, alla musica e alle parole. Non se ne può più dei passerotti che volano via, delle solite tre parole che fanno rima, delle frasi che finiscono con “tu/te-me/te-qua/già”… qual’è il problema? A scuola non fanno più fare esercizi di stile o temi o poesie? Non siamo privilegiati da una lingua facile, non abbiamo parole corte come gli Inglesi ma non siamo
nemmeno messi male come i vicini Tedeschi che consumano intere matite con le loro parole chilometriche.

Vogliamo fare degli esempi? Ebbene allora direttamente dallo studio di Groove Addicted mi sputtanerò per il semplice piacere di farlo.

Il primo missile aria-terra lo indirizzo a quella simpatica ed eclettica coppia formata da uno zombie che ricorda tanto una brava cantante degli anni 80 (che palle!!!) e il più efficace logo di una sottocultura parallela e tremendamente scontata: Bertè – D’Alessio… ovvero:”non so che dire e quindi decido di contraddirmi”… mono – bi – trisillabi al servizio di un pessimo arrangiamento che non reggerebbe nemmeno il confronto con il peggior brano “eurodance-neomelodico”.

Un altra granata spetta a un biglietto scritto in fretta e furia lasciato sul frigorifero con una calamita, vicino alla lista della spesa. Si comincia ogni strofa con la stessa riflessione che poi non riflette tanto: la nostra società e blablablà (ops…ho fatto una rima, magari ci esce una canzone…) e allora visto che la libertà volavolavola (come l’ape Maya) e il mondo fa schifo, tanto vale sognare di amarsi tantotantotanto e … E POI?!?! E poi magari mi compro il disco di Dolcenera e scopro se cuore fa veramente rima con amore.

Cosa ci succede? Ansia da prestazioni? Complesso di inferiorità? O abbiamo ancora bisogno di sentire un qualsiasi tenore che ci canta le romanze e le solite trite e ritrite nenie siculo-partenopee per ricordarci che siamo “una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue e di cor”? Evidentemente non sappiamo discostarci dalla italo-trilogia spaghetti/pizza/mandolino e allora mi chiedo se esista mai un antidoto a questo stallo, a questa paralisi della sezione del cervello dedicata alla buona musica.

Poi mi siedo a riflettere un secondo e sento alla radio qualcosa che di italiano (per mia fortuna) non ha nulla. Rock quasi Metal quasi Gothico quasi Melodico quasi fantastico. E’ un genere che non troverete facilmente tra le mie playlist… fino ad oggi. Poi il brano finisce e mi ritrovo ad aver ascoltato un complesso italiano che canta in un perfetto Inglese con un perfetto stile “tutto-tranne-che-italiano” e allora scatta l’applauso per i bravi Lacuna Coil che difficilmente entreranno a far parte dei miei 5 artisti preferiti in assoluto ma che mi riascolto volentieri quando posso e che mi fanno riflettere su quanto sia chiuso il
circuito italiano delle case discografiche e quanto sia banale definirsi “rock” se continuiamo a definire rock gente come Vasco, quando non conosciamo nemmeno i gruppi italiani che fanno veramente del buon rock.

Sono inquieto, lo sento, lo so. Vorrei che ci fosse una commissione musica alla Camera e che istituisca una sorveglianza nelle scuole che impedisca e protegga i giovani dall’ascoltare tutto ciò che viene prodotto dal Carosello TV dei “talenti” da baraccone: da Amici a X-Factor a televisioni-musicali e così via. Rifiuto di pensare che finita l’era di DeAndrè (che non mi è mai piaciuto), il primo Venditti, Bertoli, Vecchioni ecc… siamo arrivati a Ferro, Carta, Marrone, Ferreri… mi arrendo: che a me non piaccia più la musica? E allora cerco di spogliarmi di tutte le passioni, i pregiudizi, il know-how, l’esperienza e provo ad
essere il più obbiettivo possibile; ascolto con distaccato interesse i gusti di chi mi circonda, mi incuriosisco di fronte un artista nuovo e cerco di prestare attenzione a ciò che viene passato in radio e in tv perchè è possibile e probabile che io mi sia bevuto il cervello. Sono disposto ad ammettere un mio eventuale problema: intossicazione da generi definibili “sofisticati” o forse non sono altro che un bambino viziato dagli anni 80 inglesi… comunque sia faccio un passo indietro e chiedo aiuto a chi mi sta leggendo: che fine ha fatto la buona musica?

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Una risposta a "Dov’è finita la musica?"

  1. Io credo in un Rinascimento della musica,che avverrà ne sono sicuro.Ma non so quando,il fondo forse non l’abbiamo ancora toccato.Dobbiamo ritornare a creare divertendoci e per il gusto di farlo,dobbiamo tornare a sperimentare e fare cose pazzesche,solamente per il gusto di farlo,per divertimento.Questa potrebbe essere una soluzione.Per il resto,dici cose sacrosante.In Italia,tranne alcuni sporadici casi,siamo al blocco totale.Verrà anche l’epoca del crollo dei reality,eccome se verrà.

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